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Il Carmelo Di Echt
E per vivere in solitudine nella pace e nel silenzio
Ai confini della realtà
Mentre ad Auschwitz soffiava forte il vento
E ventilava la pietà
Hai lasciato le cose del mondo
Il pensiero profondo dai voli insondabili
Per una luce che sentivi dentro
Le verità invisibili
Dove sarà Edith Stein?
Dove sarà?
I mattini di maggio riempivano l’aria i profumi nei chiostri
Del carmelo di Echt.
Dentro la clausura qualcuno che passava
Selezionava gli angeli
E nel tuo desiderio di cielo
Una voce nell’aria si udì: “gli ebrei non sono uomini”
E sopra un camion o una motocicletta che sia
Ti portarono ad Auschwitz.
Dove sarà Edith Stein?
Dove sarà?
I mattini di maggio riempivano l’aria i profumi nei chiostri
Nel carmelo di Echt
Dove sarà Edith Stein?
Dove sarà?
E per vivere in solitudine nella pace e nel silenzio
Nel carmelo del cielo
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Lettera al Governatore della Libia |
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( Battiato 1989 ) |
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Presso una casa antica e bella |
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Piena di foto di regine e di bandiere |
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Aspettavamo il console italiano |
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La fine dell'estate fu veloce |
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Nuvole nere in cielo e qualche foglia in terra |
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Carico di lussuria si presentò l'autunno di Bengasi |
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Lo sai che è desiderio della mano l'impulso di toccarla |
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Ho scritto già una lettera al governatore della Libia |
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I trafficanti d'armi occidentali |
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Passano coi ministri a fianco alle frontiere |
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Andate a far la guerra a Tripoli |
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Nel cielo vanno i cori dei soldati |
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Contro Al Mukhtar e Lawrence d'Arabia |
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Con canti popolari da osteria |
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Lo sai che quell'idiota di Graziani farà una brutta fine. |
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Ho scritto già una lettera al governatore della Libia |
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Ho scritto già una lettera al governatore della Libia |
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| Nel gennaio 1930 il generale Rodolfo Graziani viene nominato vicegovernatore della Cirenaica ( la Cirenaica è la zona più ricca della Libia, l’altopiano del Gebel in particolare, grazie alla presenza di piogge, offre maggiori possibilità di coltivazione e di allevamento del bestiame che nel resto del Paese ) e affianca il governatore Pietro Badoglio nell’attuazione della "fase finale" della repressione della resistenza antitaliana, guidata da Omar al-Mukhtar. Si apre una guerra senza quartiere: viene attuato un piano di deportazioni delle tribù seminomadi che appoggiano i ribelli, si ordina di impiccare i capi ribelli catturati, viene emanato un proclama i cui si afferma che se il nemico non si piega, sarebbe stato sterminato: ogni cosa sarebbe stata distrutta, le proprietà confiscate, i colpevoli puniti persino nelle loro famiglie; vengono istituiti tribunali volanti con diritto di morte per reati quali il possesso di armi da fuoco o il pagamento di tributi ai ribelli; viene permesso l’utilizzo di strumenti bombe ad aggressivi chimici, come testimonia un dispaccio di Badoglio al vicegovernatore Siciliani del 10 gennaio 1930: "Continui rastrellamenti e vedrà che salterà fuori ancora qualcosa. Si ricordi che per Omar al-Mukhtar occorrono due cose: primo, ottimo servizio di informazioni; secondo, una buona sorpresa con aviazione e bombe iprite. Spero che dette bombe le saranno mandate al più presto". |
| La riconquista della Cirenaica dura circa due anni e si conclude con un impressionante bilancio di vittime tra la popolazione. | |
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CHI ERA OMAR MUKHTAR?

Il 16 settembre ricorre l'anniversario dell'assassinio di Omar Mukhtar, eroe della resistenza libica prima contro i turchi e, successivamente, contro i colonizzatori italiani. Il vecchio capo dei partigiani della Montagna Verde fu circondato e catturato in Cirenaica, insieme ad una trentina di suoi uomini, il giorno 13 settembre 1931 e condotto a Bengasi il giorno dopo. Fu portato davanti ad una corte militare per alto tradimento il giorno 15. Subì un processo-farsa che portò in cella anche il suo difensore d'ufficio (il capitano Roberto Lontano, accusato di aver interpretato troppo scrupolosamente il proprio ruolo). La scontata condanna a morte fu eseguita all'alba di mercoledì 16 settembre, per impiccagione pubblica davanti a ventimila suoi compatrioti, nel campo di concentramento di Soluk. I generali fascisti e il governo Mussolini avevano fretta di far fuori l'ottantenne che aveva reso le loro notti insonni, alla testa di un piccolo gruppo di partigiani mal armati, ma che conoscevano bene il territorio ed avevano il sostegno della popolazione. Il dominio colonialista italiano, fino a quel momento, era garantito solo nei centri abitati della costa. Non sfugge a nessuno l'incongruenza dell'accusa di alto tradimento, e Omar Mukhtar fece osservare alla corte militare che lui non era mai stato cittadino italiano, né aveva mai accettato la sottomissione al potere coloniale. Ma la condanna a morte, in modo esemplare, serviva per soffocare ogni minima tentazione dei libici di cercare una speranza di libertà. E così fu; dopo l'assassinio di Omar Mukhtar, la resistenza armata libica non compì nessun'azione di rilievo e la maggior parte dei partigiani si rifugiò in Egitto, per riorganizzare il ritorno negli anni quaranta al seguito delle truppe inglesi. Questa pagina nera della storia d'Italia è stata relegata nell'oblio, i libri di testo difficilmente ne parlano in termini critici; al massimo citano le "opere di civilizzazione che il lavoro italiano era andato a costruire in quelle lande deserte", oppure descrivono, rimasticando la propaganda fascista di allora, "le azioni dei valorosi soldati di Roma contro le bande della barbarie". Un silenzio scandaloso, una rimozione collettiva al limite del grottesco, se si pensa che agli inizi degli anni ottanta, la nostra censura arrivò a vietare la proiezione del film Omar Mukhtar, il leone del deserto, del regista statunitense di origine araba, Mustafà Akkad.
(da F.Adly, Il Manifesto/ag. Anbamed)
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OMAR MUKHTAR - IL LEONE DEL DESERTO di Moustapha Akkad , con Anthony Quinn, Rod Steiger, Raf Vallone (Libia 1979, 150 min)
Presenta Massimo Zaccaria ricercatore in Storia dell'Africa, dell'Università di Pavia
Tra Hollywood e Tripoli, come titola Nigrizia, regista siriano di origine, americano di nazionalità. Cast straordinario: Antony Quinn è il volto e lo sguardo di Omar, Oliver Reed è un gelido Rodolfo Graziani, Rod Steiger un Mussolini irato e nervoso, poi Gastone Moschin e Raf Vallone due ufficiali italiani. Il film racconta la vita e la lotta dell'eroe della resistenza libica Omar al Muktar (1862-1931) Il vecchio partigiano ha l'aria stanca e dignitosa. Ha 73 anni e da dieci non fa altro che combattere. Non si oppone al suo destino. Omar Muktar legge il Corano, poi lo richiude come se una visita improvvisa lo avesse interrotto, alza la testa, si toglie gli occhiali. Il boia fa ciò che deve fare. Solluch 11 settembre 1931, la speranza della ribellione svanisce con lui. Il "leone del deserto", il saggio maestro di religione, uomo delle montagne, ribelle per la sua terra contro l'occupazione italiana è morto. Impiccato dagli italiani e dallo spietato governatore della Cirenaica, Rodolfo Graziani. |
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Potete trovare i testi di tutte le canzoni della discografia di Giuni Russo, insieme ai programmi dei principali concerti tenuti da Giuni a partire dalla fine degli anni '80, sul primo Sito Non Ufficiale di Giuni Russo (http://www.webalice.it/giunirusso o http://www.giunirusso.tk), all'indirizzo: http://www.webalice.it/giunirusso/concerti_canzoni.htm .
Ciao a tutti! 
Yuri (webmaster del primo Sito Non Ufficiale di Giuni Russo)
L'addio
| Alla fine dell'estate |
| come in un romanzo, l'eroina |
| visse veramente prigioniera |
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| Con te, |
| dietro la finestra guardavamo |
| le rondini sfrecciare in alto e in verticale |
| ogni tanto un aquilone |
| nell'aria curva da obliquità |
| a quel tempo che lascia andare via |
| che lascia andare via |
| gli idrogeni nel mare dell'oblio |
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| Da una crepa sulla porta |
| ti spiavo nella stanza |
| un profumo invase l'anima |
| e una luce prese posto |
| sulla cima delle palme |
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| Con te, |
| dietro la finestra guardavamo |
| le rondini sfrecciare in alto e in verticale |
| lungo strade di campagna |
| stavamo bene |
| per orgoglio non dovevi |
| lasciarmi andare via |
| lasciarmi andare via |
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| Ogni tanto un aquilone |
| nell'aria curva da obliquità |
| a quel tempo che lascia andare via |
| che lascia andare via |
| gli idrogeni nel mare dell'oblio |
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| Quando me ne andai di casa |
| finsi un'allegria ridicola |
| dei ragazzi uscivano da scuola |
| dietro alla stazione |
| sopra una corriera |
| l'addio |
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| 1981 |
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Giuni Russo Di Martino Franco Battiato |
L'attesa (ascolta)
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Come stai mi chiese a un tratto |
| - bene grazie dissi, e tu |
| non c'è male, e poi distratto |
| guarda che acqua viene giù |
| ....vuoi davvero.... vuoi davvero |
| ....vuoi davvero |
| Quante volte stessi pensieri |
| ferma dietro la casa |
| ad aspettare che tu uscissi |
| e seguirti poi di nascosto |
| per non farti capire che tremavo di paura |
| di fronte a te mi avrebbe tradito un po' di emozione |
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| Qualche gesto già vissuto |
| nella storia tra di noi |
| cantavamo spesso una canzone |
| di Veronique Sanson |
| ....vuoi davvero.... vuoi davvero |
| ....vuoi davvero |
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| Quante volte stessi pensieri |
| ferma dietro la casa |
| ad aspettare che tu uscissi |
| e seguirti poi di nascosto |
| per non farti capire che tremavo di paura |
| di fronte a te mi avrebbe tradito un po' di emozione |
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Giuni Russo M.Antonietta Sisini Franco Battiato |
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L'estate appassisce silenziosa foglie dorate gocciolano giù apro le braccia al suo declinare stanco e lascia la tua luce in me
Stelle cadenti incrociano i pensieri i desideri scivolano giù mettimi come segno sul tuo cuore ho bisogno di te
Sai che la sofferenza d'amore non si cura se non con la presenza della sua figura Baciami con la bocca dell'amore raccoglimi dalla terra come un fiore
come un bambino stanco ora voglio riposare e lascio la mia vita a te
Tu mi conosci non puoi dubitare tra mille affanni non sono andata via rimani qui al mio fianco, sfiorandomi la mano e lascio la mia vita a te
Sai che la sofferenza d'amore non si cura se non con la presenza della sua figura Musica silenziosa è l'aurora solitudine che ristora e che innamora
come un bambino stanco ora voglio riposare e lascio la mia vita a te
mi manca la presenza della sua figura.
( Giuni Russo - M.Antonietta Sisini )
Note:
La citazione è del Cantico spirituale, Canzoni tra l'anima e lo sposo di Juan de la Cruz: XI: "Svela la tua presenza, mi uccida la tua vista di bellezza; guarda che la tristezza di amore non si cura se non con la presenza e la figura" XV: "La quiete della notte vicina allo spuntare dell'aurora, la musica silente, la solitudine sonora, la cena che ricrea ed innamora".
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